Archive for February, 2011

Sez Ner di Arno Camenisch,
giovane scrittore grigionese

Posted in Literature & Libri on February 27th, 2011 by ndb – Be the first to comment

camenisch foto 1Vorrei veramente essere entusiasta di Sez Ner di Arno Camenisch, un libro scritto in romancio sursilvano e tedesco da un giovane autore grigionese di 33 anni e ambientato su un alpe sul Piz Sezner, nel canton Grigioni. Ma in realtà non mi è piaciuto molto, nonostante la critica ne sia entusiasta. Non vi è una vera storia che si snoda (e sapete che ho la fissa delle belle storie): si tratta piuttosto di paragrafi a sé stanti, che offrono molte interpretazioni, anche simboliche, ma che alla fine a me sono risultate più simili a un esercizio intellettuale. Difficile, quale lettrice, immergermi in una storia che procede al ritmo di una marcia distaccata, anche se era proprio questa l’intenzione dell’autore. I quattro protagonisti sono senza nome (il porcaio, il casaro, il bovaio, e l’aiuto casaro) e le scene riflettono da un lato la vita dura e solitaria dell’alpe, e dall’altro la visione quasi bucolica che ne hanno i turisti che vengono a visitare quel luogo durante i fine settimana. Interessante questo aspetto critico (o perlomeno ironico), ma per me troppo stilizzato. Bello l’uso del rumantsch e del tedesco, ma peccato che manca la traduzione italiana a piè di pagina. Anche molto interessante il dialogo alla fine del libro fra l’autore e la traduttrice, ma anche qui esce l’aspetto intellettuale, venendo a mancare il piacere di parlare del contenuto (fra l’altro, dopo il dialogo vi sono ancora le note al dialogo). Detto ciò, Sez Ner non è comunque da buttare e fa piacere leggere un testo contemporaneo tradotto dal romancio. Sicuramente leggerò il prossimo libro di Arno Camenisch.

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Arno Camenisch è nato a Tavanasa, Canton Grigioni, nel 1978. Scrive poesie, prose e testi teatrali in tedesco e romancio. Sez Ner (pubblicato in italiano da Edizioni Casagrande, 2010) ha vinto diversi premi.

Locuzioni dialettali sparse

Posted in Dialetto on February 18th, 2011 by ndb – Be the first to comment

IMG_0578Ispirata da un commento di una lettrice riguardo la parola dialettale “poèsa”, mi sono ritrovata a sfogliare il *volume quattro* del Lessico dialettale della Svizzera italiana e ho trovato alcune locuzioni vivissime e astute, che ancora una volta dimostrano la ricchezza e l’immediatezza della nostra tradizione orale.

in pumpardina: con eleganza, raffinatezza, in ghingheri (Isone).

tiraa un sassín: ammiccare, fare l’occhiolino (Palagnedra).

i punciói dala nèv: giorni in cui solitamente compaiono le prime nevicate (Cavergno).

minaa rüzz: creare scompiglio, causare guai, fare del male (Cavergno).

ala sanfassòn, sanfassón; ranfassán (Piazzogna), sanfassán (Chiasso), sanfassóm (Linescio), santfassòn (Brissago): approssimativamente, senza cura, alla buona. [n.d.r. Probabilmente dal francese sans façon, cioè senza tante cerimonie?]

a bütt e scarpüsc: a rilento, a stento, con difficoltà, alla carlona (Medeglia, Carasso, Ludiano, Comologno, Gerra Verz., Sonogno, SottoC.). Interessante notare che a Balerna esiste la versione a bütt e scarpún.

Ma la più divertente e immediata è forse questa: sairòtt (circ. Maggia) e sighiròtt (Moghegno) è la scure (ma vi sono molte altre versioni in altre parti del Cantone) e taiaa giü col sairòtt/sighiròtt indica un uomo tozzo, grossolano, malfatto, trascurato, di aspetto e modi rozzi.

Ném a vedée!

BBC’s TV adaptation of Little Dorrit

Posted in Film on February 13th, 2011 by ndb – Be the first to comment

ARTHUR AND AMYI just finished watching the BBC television adaptation of Charles Dickens’ Little Dorrit, which is available on iTunes for $14.99. I’m a sucker for the classics, but I swear they are the best, and Little Dorritt is one of the finest: great plot, amazing “type” characters, political and social critique, and a wide array of human emotions–love, revenge, forgiveness, loyalty, betrayal, honor. The 2008 BBC version does an amazing job at utilizing the best traits of Dickens’ not always appreciated work, well deserving the seven Emmy Awards it garnered.

For those unfamiliar with this particular Dickens’ work, there is a plot summary on the BBC website (here). Little Dorritt was originally published in 19 installments. I love serial novels because the pace is calculated to keep readers hooked—and the BBC’s 14-part adaptation was just as riveting. If anything, I would complain that the 30-minute episodes were too short—but the beauty of downloading a series is that you can watch several episodes in a row (actually, had it not been for my husband dragging me to bed, I probably would have watched all 452 minutes in one go).

One aspect I loved about the story was that, even though it was written 150 years ago, it still featured the modern and very current themes of debt, Ponze schemes, and changing fortunes. And, of course, Dickens’ strange and eccentric characters are timeless. The part when the Dorrits travel to Italy was a bit boring and drawn-out, and perhaps the ending a little rushed, but these are just minor flaws in a show I otherwise highly recommend.

Un libro scomodo. Letteralmente.

Posted in Literature & Libri on February 8th, 2011 by ndb – Be the first to comment

40lep_72pHo appena finito di leggere L’anno della lepre, dello scrittore finlandese Arto Paarsilinna. È un libro molto bello – un libro culto nei paesi nordici – ma il formato, 10×20 tipico di Iperborea, era talmente scomodo che a leggerlo avevo male alle dita e ai polsi. Non mi è mai capitata una cosa del genere! Lo stesso giorno ho letto il commento di Michele Fazioli sul Corriere del Ticino in difesa (o perlomeno in comprensione) del libro elettronico. Sicuramente voglio tenere questo libro nella mia bella libreria, e mi spiacerebbe se questa lettura fosse finita in un file catalogato nel computer o nell’iPad, però quest’esperienza così poco ergonomica mi ha portato a pensare che anche i libri, a volte, sono scomodi in senso letterale. Pesano, non si aprono bene, non si riesce bene a leggerli a testa in giù (cioè con la testa – nostra – sul cuscino). Più di 100′000 copie vendute in Italia e chissà che qualche lettore o lettrice meno sentimentale di me non avrebbe preferito l’ebook?

Tre domande allo scrittore Andrea Fazioli

Posted in Literature & Libri, Ticino (non-Vallemaggia) on February 3rd, 2011 by ndb – 1 Comment

andreafazioli_coloreAndrea Fazioli conosce i trucchi del mestiere. Il giallista bellinzonese, autore di Chi muore si rivede, L’uomo senza casa e Come rapinare una banca svizzera (recensito sul mio blog qui e di cui avevo già parlato qui), ha recentemente pubblicato La sparizione, un altro giallo ambientato in Ticino, che narra le vicende di una liceale di Lugano che assiste a un delitto, perdendo in seguito la parola. Il delitto in questione (perché ve ne sono altri) avviene a Corvesco, dove abita il noto detective Elia Contini, protagonista dei precedenti romanzi di Fazioli. Dai quieti monti sopra Bellinzona, la storia si sposta nei locali notturni del Monte Ceneri e della periferia di Lugano, passando per Lugano e Chiasso. Ho fatto qualche domanda ad Andrea Fazioli, che è sempre molto disponibile al dialogo con i lettori.

Ho appena finito di leggere La sparizione e ti faccio i miei complimenti. L’ho letto d’un fiato durante le vacanze e mi è piaciuto molto. L’ho trovato più credibile del libro precedente e i personaggi e la storia molto più interessanti.

Grazie. Con La sparizione ho voluto provare qualcosa di nuovo; finora ho cercato di scrivere sempre romanzi che fossero diversi l’uno dall’altro, per non annoiarmi e per non annoiare i lettori. Qualche lettore, a dire il vero, preferirebbe storie più somiglianti tra loro, ma io correrei il rischio di perdere freschezza e, soprattutto, di non divertirmi più mentre scrivo; come durante la lettura, anche nella scrittura per me il divertimento è fondamentale.

Anche il tuo romanzo precedente era ambientato in Ticino, ma ne La sparizione il paesaggio e la realtà ticinese mi sono sembrati molto più presenti, sia a livello di descrizioni, sia nella scelta del tema attualmente caldo della prostituzione e dei locali notturni. E’ stata una scelta calcolata? Ai tuoi lettori (ticinesi ma magari anche italiani) piace l’ambientazione nel nostro Cantone? Un’altra cosa che mi chiedo: hai avuto difficoltà a non rendere la storia troppo credibile? Mi chiedo infatti se in qualche modo il tuo libro non possa risultare scomodo.

La scelta dell’ambientazione ticinese è dettata in primo luogo dal fatto che conosco bene il territorio. Poi però, scrivendone, mi sono accorto che la Svizzera italiana è un buon fondale per una storia di suspense, al di là del fatto che l’avessi scelta per ragioni esistenziali. È un territorio piccolo e unico, un pezzo d’italianità fuori dall’Italia, una provincia che è anche uno Stato, un paesaggio che passa dalle nevi eterne alle palme sul lago, un luogo di tradizione, modernità, segreti e misteri più o meno sepolti. Nel romanzo La sparizione mi premeva innanzitutto descrivere i luoghi del silenzio, i luoghi dove paradossalmente le parole riescono a prendere vita. Perciò le montagne intorno a Corvesco, perciò la descrizione del villaggio fantasma di Valnedo (in parte ispirato a Prada, sopra Ravecchia a Bellinzona). Poi c’è anche l’altra faccia della medaglia: i locali notturni, le automobili dai vetri scuri, la prostituzione. Un altro tipo di silenzio. Non so se il mio libro possa essere scomodo. Io comunque ho raccontato la mia storia seguendo l’evoluzione dei personaggi, senza preoccuparmi di nascondere nulla ma anche senza voler esprimere per forza un’opinione. Lo sguardo sulla realtà è insito nella vicenda. Credo che un romanzo debba raccontare una storia, non esprimere un’opinione; per le opinioni, in fondo, ci sono i giornali.

Questo libro mi è sembrato tecnicamente più complicato rispetto a Come rapinare una banca svizzera. Penso ai disturbi post-traumatici di Natalia oppure alle letture delle scene del crimine, alla “CSI”. Sei tu che ti occupi di queste ricerche oppure hai esperti a cui chiedi? Just curious, perché immagino il lavoro di ricerca sia stato notevole…

In parte faccio delle ricerche, in parte chiedo a esperti dei vari settori. Cerco però di non appesantire la narrazione con troppi dettagli tecnici, specialmente con troppi dettagli medico-legali: credo che ciò che conta siano i movimenti dell’anima, il cuore della vicenda sono i personaggi, non la scienza. Per quanto riguarda le scene del crimine, in genere preferisco alleggerire i toni, evitando un eccesso di realismo o uno sfoggio tecnologico alla CSI. Per quanto riguarda l’afasia, invece, ho voluto inserire parecchi dettagli, e perciò ho interrogato diversi medici e ho seguito alcuni casi da vicino. Questa malattia strana, drammatica e poetica al tempo stesso, è infatti la chiave del romanzo.

Ma dove trovi il tempo di scrivere?

Bella domanda! Certe volte me lo chiedo anch’io… Faccio molte cose, ho molti interessi. Poi però ho anche un’esigenza di silenzio; è di questo che ho voluto parlare ne La sparizione. È proprio dal silenzio che nasce la scrittura, è dal deserto che vengono le storie. Qualche volta è difficile trovare il tempo del silenzio, quel distacco dalle cose, quel vuoto, quell’ozio, perfino quella noia che poi fa scaturire l’atto creativo. Ma per fortuna, finora, qualche momento d’ozio e di scrittura sono sempre riuscito a rubarlo qua e là ai vari impegni!

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Andrea Fazioli è nato in Ticino nel 1978 e vive a Bellinzona. Vincitore, nel 1998, del Premio internazionale Chiara giovani, ha pubblicato tre romanzi precedenti: Chi muore si rivede (Armando Dadò, 2005), L’uomo senza casa (Guanda, 2008), con cui ha vinto il Premio Stresa di Narrativa, e Come rapinare una banca svizzera (Guanda, 2009). Attualmente lavora come giornalista alla RSI e come insegnante.

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