Archive for November, 2009

Book Review of This Is How
by M.J. Hyland

Posted in Literature & Libri on November 30th, 2009 by ndb – 2 Comments

This is how coverby Vivien Gnekow De Bernardi

Patrick Oxtoby is one of life’s walking wounded. He narrates the weeks after his girlfriend breaks off their engagement “because you can’t express your emotions”, although he explains he “doesn’t have very many”. As he reveals a life of inner solitary confinement, we squirm at the anger, sorrow, anxiety, jealousy, and insecurity seething below the surface.

In an attempt to start a new life, the 23-year-old auto mechanic gets a job in a small town a couple of hours away, moving from his parents’ home to a seaside boarding house. When his mother comes to see that he’s settled in, he’s “happy to touch her hand” but handles his embarrassment in front of the other boarders by going to his room and pummeling his pillow with a ball peen hammer, “one fucking bitch, two fucking bitch…”. No feelings indeed!

Patrick tells his story with stark simplicity and events seem to line up with the same kind of order and precision that characterize his toolkit. His fetish for this box is striking. He uses lies and alcohol to deal with social stress, and we realize how appallingly bereft he is of tools with which to live his life. His sharp observations of his landlady and fellow boarders only seem to confuse his rigidly set mind. As he begins to form and fumble these new relationships, we’re uncomfortable with the stream of thoughts misreading one situation after another.

Patrick says he’s never been violent or even had violent thoughts, although he wanted to “break Sara’s spine” when she left him and wants to slug a hapless old man in the local pub. When he mislays his toolbox his panic is palpable.

This Is How is the story of a young life disastrously unraveling, but the appallingly senseless act of violence that lands an uncomprehending Patrick behind bars is amazingly the catalyst for a genuine dialogue with life instead of with his thoughts about it.

In the second part of the novel, Patrick indeed meets his match in the rigidity of the penal system. After flailing madly through jail, trial, and abandonment by his family, his survival instinct leads him not just to observe his surroundings, sometimes brutal and sometimes compassionate, but to finally begin taking baby steps to maturation by actually relating to his caretakers, his fellow prisoners, and the bizarre structural system of incarceration. He notes with real insight that the limitations of this small world somehow suit him better than the overwhelming confusion of the world outside. With wrenching tenderness the final scene gives us a glimpse of Patrick as an adult, heart broken open.

M.J. Hyland was shortlisted for the Man Booker Prize for her second novel, Carry Me Down. She writes with the same kind of clarity and directness as J.M. Coetzee and elicits in the reader a level of emotional angst befitting Patricia Highsmith.

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Vivien Gnekow De Bernardi is an American married to a Swiss, who lives in Ticino. She worked as a Special Ed teacher for 30 years and now gives her attention to her twin passions of reading and writing.

VideoArte e politica

Posted in Art, Film on November 24th, 2009 by ndb – Be the first to comment

IMG_0291Su questo blog non voglio fare politica, ma parlando di arte, di letteratura, di cinema, a volte non si può non fare politica. Settimana scorsa ho cenato con un amico ticinese e mio marito americano in un ristorante indiano di Basilea. In questo minestrone di culture ed esperienze abbiamo parlato dell’iniziativa popolare contro la costruzione di minareti, in votazione il fine settimana prossimo. Sebbene il mio amico fosse affascinato e stimolato dalla cultura e dalla cucina del locale in cui ci trovavamo, e nonostante si tratti di una persona razionale, ragionevole e istruita, durante tutta la discussione ha dimostrato una vaga paura, menzionando di continuo una minaccia sicura sebbene mai articolata in modo concreto. Sono uscita sconfitta e ho pensato a un video della giovane regista e montatrice svizzera Caterina Mona, intitolato schrei!, cioè urla! Il video di 30 secondi era stato realizzato nel 2005 in occasione di un’altra iniziativa basata sulla paura: il referendum popolare contro l’adesione allo spazio di Schengen. Ve lo ripropongo qui di seguito, su gentile concessione dell’autrice, come spunto di riflessione sulla manipolazione dell’opinione pubblica durante le campagne elettorali e il ruolo dell’arte nell’esporre questo modo di fare politica.

Guada il video: schrei! (urla!) di Caterina Mona
(Se non funziona, prova qui.)

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Caterina Mona è cresciuta a Zurigo da genitori ticinesi. Si è diplomata alla scuola di cinema dell’INSAS, a Bruxelles, e ha curato il montaggio di lungometraggi come Max Frisch, Citoyen di Matthias von Gunten e Ricordare Anna di Walo Derber. Vive a Zurigo e cucina il miglior curry che io abbia mai assaggiato.

Cosa ne pensate di un giallo
ambientato in Ticino?

Posted in Literature & Libri, Ticino (non-Vallemaggia) on November 20th, 2009 by ndb – Be the first to comment

comerapinarenovitaQualche settimana fa ho visto in libreria Come rapinare una banca svizzera, del giovane (ma non tanto, come dice lui) autore bellinzonese Andrea Fazioli. Il libro è pubblicato da Guanda e ho pensato che se uno scrittore ticinese riesce a farsi pubblicare in Italia, nientemeno che da Guanda, deve essere proprio bravo. Ciò non è bastato a convincermi a comprare queste 400 pagine, non essendo una grande fan di gialli, ma non ho resistito quando l’autore è venuto – su invito del Comune di Maggia – a presentare il suo ultimo lavoro vicino a casa mia, nella biblioteca comunale ad Aurigeno. Ho solo letto una decina di pagine prima di crollare sul cuscino, quindi in questa entry non parlerò del libro, ma volevo riportare un fatto interessante menzionato ieri da Fazioli durante la presentazione, e cioè le reazioni all’ambientazione di un romanzo d’avventura in Ticino. Fazioli ha infatti raccontato di aver avuto qualche difficoltà a trovare un editore per il suo primo romanzo, Chi muore si rivede (Armando Dadò Editore, 2005): non vi si credeva poiché sembrava assurdo e improbabile ambientare un giallo qui in Ticino. Invece il libro fu un grande successo, forse anche proprio per questa sua particolarità, che permette ai lettori e alle lettrici di evadere dalla quotidianità vivendo un’avventura proprio qui, fra le strade dei nostri borghi. Fazioli ha raccontato di aver ricevuto molte lettere da lettori e lettrici che lo complimentavano proprio per questo, oppure – e fa parte del mestiere – che lo correggevano… dopo i portici, sulla destra, non c’è questa via ma quest’altra… la casa in fondo alla piazza è gialla, non bianca… Fazioli ha parlato in modo estremamente eloquente, non solo del libro, ma anche del laboratorio della scrittura, presentandosi come uno scrittore molto cosciente sia della tradizione letteraria da cui attinge sia dell’arte della scrittura e della suspense. Non vedo l’ora di leggere il libro e vi dirò. Stay tuned!

Late Summer Walk Through the Meatpacking District, NYC

Posted in Camera, Travel on November 18th, 2009 by ndb – Be the first to comment

During my first years living in New York City I used to often walk down to Brooklyn Heights and Dumbo. I loved the contrast of the glamorous Lower Manhattan skyline & dreamy Brooklyn Bridge against the sketchiness of the lone warehouses along the East River. One of these, right beneath the bridge, had a huge writing on its side: BROOKLYN WORKS. A black and white nighttime picture of it by Brooklyn-born photographer Philip Calkins hangs in my living room, reminding me of the beauty of what is real and raw in a city that is often seen showing off its more glamorous facades.

Here is a recent series of images from the Meatpacking District, published by arrangement with the author:



Philip Calkins was born in Park Slope and attended the School of Visual Arts in New York City from 1979 to 1980. He worked for commercial photographers, as well as for the prestigious Witkin Gallery. His work has been shown in groups—including a show at the Salmagundi Club, where he received the Salmagundi Club Award for his entry—and solo, including exhibits at the Barbara Ann Levy Gallery in New York City and Fire Island. He has lived in the Village for more than 30 years and is a keen observer of how it has changed.

Al ricòvar

Posted in Dialetto, Literature & Libri on November 12th, 2009 by ndb – 1 Comment

Nonna-2Ultimamente passo molto tempo al ricòvar, poiché mia nonna da qualche mese vive là, nella casa per anziani di Maggia. Ho pensato quindi di rispolverare una delle mie poesie preferite di Giovanni Bianconi, in dialetto, proprio su questo tema:

Ricòvar
(di Giovanni Bianconi)

Pori vegitt setaa
sü la bancheta al soo, la schena al mür,
cavii gris, vestii scür,
facett patid, con quii öcc stracch e bon
ca varda al via vai
dal stradon e di tren ca passa via,
pori vecc stracch e smort
a m’ parii di vagon
ca specia fermi süi binari mort.

(da Ofell dal specc, riportato in Cento anni di poesia nella Svizzera italiana, a cura di Giovanni Bonalumi, Renato Martinoni e Pier Vincenzo Mengaldo, Armando Dadò Editore, 1997, p. 101. Pubblicato con il permesso dell’editore.)

Per fortuna la mia nonnina non è “un vagone che aspetta fermo sul binario morto”. Anzi:

‘Na vegina come tì
(by ndb)

Novanta cinc ann e t’i senti mia.
Ti gh’è cambiaa cà come cambiaa scosaa,
mi a piang e ti partida in quarta per al ricòvar.
L’è la compagnia che ti cerchi:
ti s’è cresüda in mezz a la gent
- dez fiöö e’l ristorant –
e adess ti vöri staa in mezz a la gent.
Ti disi sempro che u ta manca nient
e a ta credi:
ti vivi come ‘na regina con un regn amò da scoprii.

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Giovanni Bianconi (1891-1981) è nato e morto a Minusio. Fu poeta, xilografo e studioso del mondo contadino ticinese. Le sue opere dialettali sono raccolte in: Un güst da pan da segra. Tutte le poesie in dialetto con 121 legni, a cura di Sandro Bianconi e Renato Martinoni, prefazione di Dante Isella, Armando Dadò Editore, 1986.

Maddalena e Giacomo: A Love Story

Posted in Emigrazione (ticinese e non) in California, Storie... Stories... on November 7th, 2009 by ndb – Be the first to comment

IMG_0258Nel corso di una ricerca riguardo lettere scritte da mio bisnonno durante gli anni di emigrazione in California a cavallo fra l’800 e il ‘900, una vicina mi ha portato una scatola piena di vecchi documenti. Lettere di mio bisnonno non ce n’erano, ma ho trovato le più belle parole d’amore fra un uomo emigrato in California e la moglie rimasta in Vallemaggia. Pensando alle coppie separate dall’emigrazione forzata, mi ero sempre immaginata lui che la mette incinta e parte lasciandola a crescere i bimbi da sola; lui che torna dopo 10 o 15 anni per ritrovarsi una moglie estranea; lei che non reggendo la solitudine lo tradisce restando incinta di un altro mentre lui lavora come un cane lontano da casa; oppure ancora lui che non torna del tutto e si risposa all’estero senza dire nulla, come il padre di Vita, la protagonista del libro omonimo di Melania Mazzucco. Non avevo mai pensato alle coppie giovani e sinceramente innamorate, come Maddalena e Giacomo.
Il 14 dicembre 1881, Maddalena scrive al marito Giacomo, partito due mesi prima per la California: “Caro marito, oggi ho ricevuto la vostra lettera, e questa sera della gran consolazione metto subito mano a riscontrarvi. Dunque caro marito voi siete in California. Oh che gran lontananza passa di me e voi io non mi saresti mai più creduta di tanta malinconia e dolore tanto piu quella mattina del 10 ottobre!!! Lo sò solo che io come o fatto a venire a casa, con la penna non sò esprimere il mio rincrescimento ve lo lascio considerare di voi caro mio amato marito, confido però in Dio che non durera molti anni.”
Il 12 febbraio 1882 scrive: “Mio caro marito non rifiuterei mai e poi mai la vostra compagnia, ma io non ò il coraggio di fare un viaggio cosi longo se foste voi insieme lo farei piu longo ancora e poi non so con che quore abbandonare quei poveri vecchi, oggi ho confidato con vostro Padre e siè messo subito a piangere.”
Il 12 marzo 1882, scrive di nuovo: “Caro marito vi faccio sapere che con quei cari cento franchi guadagnati del mio caro Giacomo, o pagato un poco tutti i nostri debitini e adesso sono un po’ tranquilla.” Conclude la lettera facendo forza al marito: “Addio addio caro mio Giacomo scusatemi delle mie chiacchiere e fate coraggio.”
Il 30 ottobre 1882, dopo parecchio tempo senza ricevere notizie dal marito, scrive: “Carissimo marito!!! Io non sò cosa pensare di voi questa volta che tardivate di scrivere, o che siete ammalato o che avete qualche altra cosa per la testa.” Più avanti nella lettera ripensa alla partenza di Giacomo un anno prima: “Caro marito mi rammento ancora del 10 ottobre dell’anno scorso quando penso a quella mattina che il cielo era così sereno e invece a mè e forse anche a voi caro Giacomo pareva folto di nebbia e poi in mezzo a tutte queste angustie e gia trascorso un anno. Oh come mie paruto lungo ma almeno Iddio mi desse la sanita.”
Il 22 maggio 1884 scrive: “Caro marito! Vengo farvi sapere che il giorno 20 detto o ricevuto lettera del cugino Giovanni e mi dice che voi avete rotto una gamba nel sentire questa discrazia si piantò una spina nel mio quore, perchè considero il male e l’afflizione che avete sofferto, tantopiu a ritrovarsi all’ospedale senza conoscere nessuno. Caro Giacomo mi rincresce molto di questa disgrazia, possiamo dire del vero, che in questo mondo siamo disfortunati ma vi raccomando di sopportare con pazienza le tribulazioni che avete, perchè se prendeste collera non si rimedierebbe niente anzi soportate il male per amor del nostro Dio.”
L’unica lettera di Giacomo nella scatola, scritta da Santa Rosa, porta come data solo “otobre 84″: “Cara consorte, ti spedisco la piccola somma di franchi 50 e ne darai franchi 25 a mio Padre e gli altri 25 saranno pei tuoi bisogni, e se hai bisogno un qualche anello per le dita, ne potrai prenderne unno a tuo piacimento. Per ora mia Carina non posso ajutarti di piu.” Giacomo menziona il piede rotto e la “sortita”, a breve, dall’ospedale. “Cara Maddalena, o adirti che io sonstato piu di 5 mesi senza avedere lamia Cuccha Ridente, facevo coraggio quando pensavo atè, dicevo fra mè, voglio veder mia moglie prima di morire.” Giacomo scrive di aver perso soldi a causa di “quel imbroglione di Solduno” il quale “è fucito di notte alasciato il debito indietro di circa 3 mille franchi aveva il vizio delle belle Donnette, a franchi 15 per fucilata… io in quanto di questo attendero quel giorno, se iddio mi dara sanita a tutti due da ritrovarci insieme a quella Donnetta che da mè tanto desiderata…….”. A happy end?

Michael Jackson, This Is It

Posted in Film on November 2nd, 2009 by ndb – 4 Comments

mj_fbby Vivien Gnekow De Bernardi

The first three minutes alone of this tribute to Michael Jackson are worth the price of the ticket, as the exceptionally talented young dancers from countries as far-flung as Holland and Australia tell movingly how much it means to them to work with the master of movement. Made from rehearsals for the 50-year-old’s come-back tour, Kenny Ortega uses the song “Billie Jean” almost as a chorus throughout the film, and when Jackson sings “I Am the One” pure wonder becomes sound. He moves too with a passion and perfection that are breathtaking, but what astounds as we witness his feeling for the music, the rhythm, the emotional tidal wave, is his unexpected awareness of and respect for the underlying silence. Again and again he asks the musicians to stop and let the moment be fully lived before he adds even more.

This Is It opened this weekend in 18,000 theatres around the world. The small Locarno hall was about half full, with an age group that seemed to range from about 25 to 55. I was surprised there weren’t more young people fascinated by the extraordinary talent for minute body movements, the smooth braiding of flexibility and control. The long fingers of his hands are unforgettable, an instrument of expression as potent as any sound. There is nothing this man held back. Watch and listen and glimpse his soul.

There’s community as he sings the plaintive words, “What about sunrise? What about rain?”, sex in “Billie Jean”, playtime with “Smooth Criminal” and “Thriller”, responsibility in “Man in the Mirror”, but the highlight is the love song duet with his female back-up singer, where the whole troupe is so entranced by his ability to communicate our deepest longing that he is unable to restrain his response and almost puts his voice at risk. This is a man in full throttle dialogue with life.

“I’ll be here,” he assures us in song. It’s a privilege to share this behind-the-scenes account of the work, the gentle humility, and the astonishing giftedness that made him an icon of popular culture. Of course, we don’t always like our icons to be fallible and we can be quick and easy in judging, until perhaps they appear with such powerful presence that we stop in our tracks and see life in abundance, in neon Technicolor extreme bizarre abundance.

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Vivien Gnekow De Bernardi is an American expat who has lived in Ticino for the past 40 years. She is a Special Ed teacher and loves the heights of cultural refinement as much as pop culture.

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