
Rave party a Zurigo (foto Alfio Tommasini)
A prima vista le foto del giovane fotografo ticinese
Alfio Tommasini si distinguono per i soggetti quotidiani, spesso non a fuoco, come se le foto fossero state scattate
en passant. Documentano un istante di una situazione comune – urbana, legata alla periferia, oppure personale – ma, soprattutto, autentica. Di questo aspetto solo apparentemente casuale, Alfio dice: “Non sono ossessionato dalla nitidezza o dall’angolatura perfetta. Non importa se una foto è sfuocata o storta. Quello che mi interessa è comunicare una sensazione e trasmettere qualcosa. Uso infatti Photoshop solo per pochi piccoli ritocchi, manipolando le foto il meno possibile. Quello che è importante per me è raccontare una storia.”
Nato a Lodano, in Vallemaggia, nel 1979, Alfio Tommasini ha imparato la fotografia da autodidatta. Nel 2007 ha ottenuto un Master in Fotografia dalla EFTI (Escuela de Fotografía y Centro de Imagen) di Madrid, programma a cui è stato ammesso con un portfolio. Ora di base a Gordemo, sopra Gordola, Alfio sta cercando di crearsi uno spazio qui in Ticino, mantenendo però sempre i contatti con la Spagna, dove ha lavorato ed esposto maggiormente.
“Sono una persona di natura timida – dice Alfio – e la fotografia mi spinge a rompere il ghiaccio e a conoscere gli altri. Attraverso le mie foto voglio raccontare una storia e per fare questo bisogna prendersi il tempo, conoscere i soggetti e instaurare un rapporto. Non mi piace avere fretta. Anch’io voglio farmi conoscere, non solo come fotografo, ma anche come persona.”
Per il progetto su Antonio & Paloma, ad esempio, Alfio ha passato molto tempo con la coppia gitana, imparando a conoscerla e stringendo un rapporto di amicizia. “A quel tempo mi interessava documentare le varie maniere di vivere in una città grande come Madrid. Antonio e Paloma vivevano in un container a cinque minuti da casa mia. Vedevo spesso Paloma cantare mentre stendeva il bucato e un giorno abbiamo iniziato a parlare. Le prime fotografie, però, le ho scattate solo dopo quattro o cinque incontri. Quando passi molto tempo con una persona, dopo un po’ non si accorge quasi più della presenza della macchina fotografica.”
Un progetto completamente diverso, invece, è stato quello di ritrarre tutti gli abitanti di Lodano durante un anno. In “Lodano generazioni”, pubblicato anche come libro, Alfio ha scattato foto posate, frontali, con una ripresa dal basso verso l’alto di ogni abitante o famiglia, partendo dalla decana del paese. “In questo caso, però, conoscevo già tutti i soggetti. Il valore di questa impresa non stava nella singola foto, ma nell’opera come ritratto collettivo della comunità in cui sono cresciuto.”
Un progetto più recente è stato quello di accompagnare la sorella Sheila in India a visitare l’orfanatrofio da cui era stata adottata. “Documentare il nostro viaggio in India è stato difficile poiché il tema mi era molto vicino. Tramite le immagini ho cercato di tessere un racconto e di ricreare le sensazioni provate. Per questo progetto ho usato un mezzo formato, cioè un apparecchio più lento, con negativi più grandi dei 35mm standard.”
Recentemente ha passato alcune settimane in Andalucia, scattando foto con l’idea di svolgere un lavoro sulle zone periferiche dei paesi dell’Europa. “Mi interessano le storie personali, è vero, ma anche l’impatto che misure politiche o economiche hanno sugli individui lontani dai grandi centri geografici e decisionali.”
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Il sito di Alfio Tommasini: qui .
Blog “El pino alpino”: qui.

Foto scattata in Andalucia (foto Alfio Tommasini)

Antonio (foto Alfio Tommasini)